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STORIA DEL MESE: “Il ministero della suprema felicità” di Arundhati Roy

Romanzo, Titolo originale The Ministry of Utmost Happiness

GUANDA, giugno 2017

Traduzione di Federica Oddera

Pagine 493, Prezzo versione cartacea 20,00 euro

Se vi state domandando se comprare “Il ministero della suprema felicità” di A. Roy questa recensione fa esattamente al caso vostro. Ne parlano tutti, ma la domanda è: ha senso leggere un libro solo perché ora va di moda contro il proprio desiderio?

A me il libro non è piaciuto per il semplice motivo che non è il mio libro. Tuttavia, questa recensione non vuole essere una critica, ma piuttosto una guida per i lettori che vogliono comprarlo. Vi aiuterà a capire se ha senso che voi lo compriate.

Comprendere

Il libro è molto complicato e lo sarà ancora di più per tutti coloro che non sanno nulla della situazione attuale in India e della sua cultura. L’autrice nell’intervista nel giornale “La lettura” spiega che così come per noi, occidentali, può sembrare difficile il suo libro così per loro è difficile leggere e comprendere appieno quello che racconta Italo Calvino. È fiduciosa nei propri lettori, convinta che sapranno impegnarsi abbastanza da comprendere il romanzo.

  • Troverete parole, frasi in lingue diverse (alcune di queste rimarranno non tradotte, costringendo il lettore più curioso ad avventurarsi alla ricerca su Google).
  • È necessario avere un’idea di come sono formate le caste in India e del peso che hanno ancora oggi.
  • È fondamentale conoscere un minimo di background storico dell’India per poter comprendere gli eventi trattati nel libro (conoscenza che a me, ahimé, è mancata e che mi ha portata ad annoiarmi leggendo di eventi tragici).
  • A volte fa riferimento anche ad alcune storie tipicamente indiane (ad esempio, cita la storia di Rama e Sita) che ovviamente serve conoscere per capire di che cosa stia parlando.

Ho avuto serie difficoltà a finire il libro poiché è una lettura di per sé davvero impegnativa. La tematica principale, accennata già nel titolo, è la tematica della felicità soprattutto per quanto riguarda le minoranze come, ad esempio, la protagonista ermafrodite Anjum. Parla anche dell’amore impossibile tra due personaggi per via delle caste e di conseguenza della negata felicità. Temi molto profondi e toccanti… ma non sono abbastanza vicina alla loro cultura per poter comprendere appieno il loro dolore!

Il libro è davvero molto valido, ma senza una preparazione adeguata, un enorme passione per l’India, la sua storia, cultura e lingua non può che lasciare desiderare. Spero di poter ritornare a questo libro tra qualche anno con una conoscenza più ampia di questo mondo e poter godermelo appieno.

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