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RECENSIONE: “Boccadaride” di Marco Milli

Boccadaride è la storia di una vita piena di solitudine e nostalgia.

Autore: Marco Milli, Titolo Boccadaride

Editore: Sensibili alle foglie, 2017

Romanzo breve, 125 pagine

Il libro si potrebbe definire romanzo di formazione in quanto segue lo sviluppo e la crescita del protagonista. Uso il condizionale poiché si tratta di un romanzo breve e a parere mio è un peccato: un centinaio di pagine in più sarebbero state perfette per caratterizzare di più ogni personaggio. Una lettura davvero breve, fin troppo breve.

Non ho molto apprezzato lo stile di scrittura, perché ho trovato il linguaggio un po’ troppo elaborato per raccontare una storia in prima persona. Soprattutto mi è dispiaciuto vedere il dialetto tradotto, ovvero accanto ad ogni parola in dialetto era accostata una traduzione dell’autore. A parere mio, non è necessaria e non perché ci capisco di dialetti, anzi. Utilizzare il dialetto nel romanzo va più che bene, pensiamo solo a Bruciare tutto di Walter Siti, ma anche a tutte le altre sue opere. Lui scrive tranquillamente frasi in dialetto senza curarsi della comprensione da parte del lettore, perché sa che un lettore veramente interessato troverà il modo di capire cosa vuol dire una parola piuttosto che un’altra, anche a costo di sentire gli scorbutici zii del posto.

Inizialmente, i primi capitoli di questo libro mi hanno ricordato il romanzo di Giorgio Coppola La maschera, ma man mano che mi addentravo nella storia iniziavo a capire perché questi due libri mi sono sembrati simili. Entrambi mi ricordano lo stile di scrittura di Cesare Pavese, in particolare nel romanzo La casa in collina che trasmette un senso di nostalgia davvero forte. L’atmosfera di questo romanzo si percepisce anche in Boccadaride di Marco Milli.

Tutto sommato, è stata una lettura veloce e piacevole. L’evoluzione del protagonista è strutturata molto bene e aiuta al lettore ad affezionarsi. Purtroppo però, tutto finisce troppo presto, mentre il lettore vorrebbe ancora e ancora.

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