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RECENSIONE: “Fight Club 2: Il Protocollo Tranquillità” di Chuck Palahniuk

Graphic Novel, Titolo originale Fight Club 2: The Tranquility Gambit

BAO Publishing, 2016

Disegni di Cameron Stewart

Traduzione di Michele Foschini

Pagine 272, Prezzo versione cartacea 25,00 euro

La recensione è stata fatta in collaborazione con ILARIAREADS. Per leggere la recensione di Fight Club cliccate qui.

A vent’anni dal celebre romanzo Fight Club di Chuck Palahniuk esce sugli scaffali delle librerie il sequel sotto forma di fumetto edito in America dalla rinomatissima Dark Horse. Fight Club 2: Il Protocollo Tranquillità riparte da 10 anni dopo gli avvenimenti del romanzo. Il protagonista che ora si fa chiamare Sebastian è sposato con Marla e hanno un figlio di 9 anni Junior. Tyler ormai è solo un brutto ricordo domato da farmaci e regolari visite dallo psicologo. La loro vita famigliare è normale, fin troppo normale per i gusti di Marla che per noia e desiderio di rivivere la passione di una volta sostituisce le pastiglie del marito e libera così la “bestia” Tyler. Poco dopo in casa scoppia un incendio che riduce la casa in cenere. Marla e Sebastian si salvano, ma Junior è sparito… rapito da Tyler. A questo punto a Sebastian non resta altro che affrontarlo una volta per tutte.

L’opera è leggera e scorrevole, si legge abbastanza facilmente. In pieno stile Palanhiuk è stracolma di battute sarcastiche e cinismo. L’autore ha deciso di affrontare delle tematiche non da poco con questo sequel. Prima di tutto cerca di analizzare se Sebastian sarà in grado di essere un padre migliore di quello che ha avuto. In secondo luogo osserva (e secondo me si meraviglia lui stesso) di come un’idea – Tyler – superi ad un certo punto l’autore iniziando a vivere per conto suo. Quest’ultima tematica viene affrontata in un scontro meta-narrativo nel quale il pubblico, l’autore Palanhiuk e Tyler stesso si incontrano. Lo scambio di battute finale sottolinea che le persone hanno una data di scadenza, mentre le idee no.

Per quanto riguarda la parte grafica i disegni sono fatti con estrema cura, sono molto crudi e realistici. Per sottolineare la meta-narratività dell’opera al di sopra dei riquadri con i disegni della storia vengono disegnati qua e là delle pillole che interferiscono con la narrazione. Quest’idea la trovo geniale perché cerca di rendere comprensibile lo stato d’animo di Sebastian: vede l’intero quadro della narrazione ma i piccoli dettagli, proprio quelli che fanno la differenza, gli sfuggono.

Non sono d’accordo con chi ritiene il sequel inutile, a parere mio ha un suo perché. Riesce ad affrontare delle tematiche interessanti senza risultare ripetitivo o cadere nel banale, grossissimo rischio quando si va a rivangare un’opera così amata dal pubblico. Ma, dopotutto, è proprio questo che cerca di spiegarci Palahiuk:

– Le idee sono reali. Noi no.

– Addio, Tyler! Addio!!!

– A dopo.

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