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RECENSIONE “Nel guscio” di Ian McEwan

Romanzo, Titolo originale Nutshell

EINAUDI, marzo 2017

Traduzione di Susanna Basso

Pagine 173, Prezzo versione cartacea 18,00 euro

Dunque eccomi qui, a testa in giù in una donna.

Esordisce così il protagonista del nuovo romanzo di Ian McEwan “Nel guscio”.

La storia viene raccontata da un punto di vista davvero insolito, capovolto: il narratore è un bambino che si trova ancora nel grembo della madre Trudy. Ovviamente, non può vedere cosa accade nel mondo “esterno”, ma è un attento ascoltatore, sente tutto ciò che viene detto o fatto. Le circostanze, infatti, lo mettono in una posizione davvero complicata.

Eccomi qua, in primissima fila, scomodamente seduto a testa in giù.

Sentendo tutto, sente anche come Trudy e il suo amante Claude complottano contro la vita di un povero poeta follemente innamorato di Trudy: il padre del bambino. In questo modo, i due amanti fanno del bambino un loro complice di fatto contro la sua volontà: sa tutto ma non fa (non può fare) nulla. O forse qualcosa sì.

L’andamento del romanzo cambia man mano che ci si avvicina al finale: dal essere leggero e giocoso diventa sempre più cupo. La storia di un omicidio irrealizzabile diventa sempre più cruda e triste. Non per niente l’autore, già da tempo, si è guadagnato il soprannome “Ian Macabre”.

O quanto meno questo è quello che ho provato io, poiché l’autore è riuscito realmente a farmi entrare in empatia con i personaggi, soprattutto con il protagonista. Ad un certo punto mi sono resa conto che provavo le stesse identiche emozioni del bambino, mi sentivo io stessa lì, all’interno di Trudy insieme a lui. In generale, lo scrittore riesce a descrivere le emozioni dei personaggi in maniera davvero convincente, creando una certa empatia con alcuni di loro e a odiare altri.

Il romanzo alterna l’azione alle pause di riflessione del bambino, nelle quali esprime le sue paure per il proprio futuro, paure riguardo l’attualità e tutte le notizie che sente alla radio. Grazie a quest’ultima ci ritroveremo spesso davanti a dei pensieri davvero profondi sulla situazione presente del mondo, pensieri che si addicono di più ad un uomo in piena età, piuttosto che ad un nascituro.

Le tematiche che vengono affrontate nel libro non sono per niente leggere e verso il finale la tristezza ci avvolge come un manto, non tanto per il finale stesso quanto per il destino del bambino. A proposito del finale: è aperto e lascia alcune questioni in sospeso. Tuttavia, non sono domande che sollecitano la curiosità, ma cercano piuttosto di placare il vuoto creato.

Ho davvero apprezzato questo libro perché è riuscito a farmi fare un giro sulle montagne russe, emotivamente parlando. Lo sconsiglio a chi è in cerca di un classico giallo col delitto, piuttosto mi sento di consigliarlo a qualcuno in cerca di una storia tristemente realistica.

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